Quando vuoi
giochiamo insieme
Personale di Rossana La Verde
dal 11 al 21 giugno 2026
Gallery Room | Via Pietro Calvi 2, Milano
A cura di A.p.s. Zona Blu
Testo di Francesca De Chiara
Cosa succede quando la memoria si costruisce attorno a un’assenza? Quando il ricordo prende forma attraverso racconti tramandati, immagini ricostruite e possibilità mai realizzate? Rossana La Verde affronta questi interrogativi nella sua mostra personale proseguendo la sua ricerca che attraversa il rapporto tra infanzia, perdita e memoria.
La mostra nasce da una riflessione sulla perdita di un fratello mai conosciuto e sul tentativo di immaginarne continuamente una possibile esistenza. L’infanzia emerge come un territorio sospeso, in cui la memoria non si stabilizza ma resta esposta a continue riscritture. Le opere si muovono in questo spazio incerto, dove ciò che manca non viene colmato ma costantemente riattivato. Palloncini, candele, scivoli e dondoli si disseminano nello spazio espositivo, La Verde li modifica e li trasforma, sottraendoli alla loro funzione originaria. Ricoperti, sospesi o resi inaccessibili, gli oggetti si presentano avvolti da superfici morbide e bianche che ne impediscono l’uso. I giochi appaiono così bloccati in uno stato di attesa permanente, reliquie di un gesto impossibile, sospesi tra protezione e perdita. Nel lavoro dell’artista, l’assenza non si chiude mai in una forma definitiva, ma rimane aperta come condizione. Ogni opera trattiene un frammento di ciò che non è stato, mantenendo attiva più una tensione percettiva che una narrazione compiuta. Il linguaggio visivo si costruisce su un equilibrio tra cromie accese e improvvise rarefazioni fino al bianco. Colore, superficie e texture tessili orientano lo sguardo verso una dimensione tattile e instabile, mai del tutto definita. Altro elemento che attraversa la mostra è il respiro come presenza intermittente: ciò che si interrompe, ciò che ritorna, ciò che resta sospeso tra corpo e ricordo. In questa frattura si apre uno spazio liminale in cui il gioco, più che esperienza, diventa possibilità di relazione con ciò che manca in un dialogo aperto.
In questo contesto, La Verde richiama il concetto di ilinx descritto da Roger Caillois, giochi basati sulla vertigine e sulla temporanea perdita di equilibrio: dondolare, scivolare, abbandonare per un istante il controllo del corpo. Come nel gioco, anche nella nascita e nella morte si apre un momento in cui il respiro sembra interrompersi e il corpo entra in una condizione liminale. Restare nell’infanzia diventa allora un modo per continuare ad attendere, interrogare il silenzio e abitare il vuoto lasciato dall’assenza.
Rossana La Verde (Caltanissetta, 1997) è un’artista visiva formata tra l’Accademia di Brera e l’Università Iuav di Venezia. La sua ricerca si articola attraverso un immaginario che indaga la dimensione emotiva legata alla memoria, dando forma a un universo poetico in cui elementi infantili e dolore coesistono. In tale contesto, il gioco dell’immaginazione assume un ruolo centrale come strumento di rielaborazione e ricostruzione di ciò che è andato perduto. Vincitrice del premio ARTbite x Cramum nel 2022, ha esposto in mostre collettive e sviluppato una ricerca performativa, affiancando l’attività di costumista per teatro, Rai e e curando i costumi degli spettacoli teatrali di Lucia Di Pietro a Officine Caos, Fuori Margine, Centrale Fies e Fabbrica del Vapore. Lo scorso dicembre ha collaborato con Wissal Houbabi al MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma.
La mostra è il premio della sesta edizione della residenza di SITU Festival 2025 e offre un nuovo momento di restituzione pubblica e di approfondimento delle pratiche delle artiste selezionate, nonché del progetto curato da A.p.s. Zona Blu, che giunge alla sua settima edizione e si svolgerà a Brolo dal 17 al 30 agosto 2026.
Rossana La Verde
Allora ti regalo la mia aria,
anche se dura poco.
Perché punge.
È così che mi schiaccia l’idea che non ci sei.
Il bianco quasi trasparente che ho immaginato non era così chiaro.