Cosa succede quando la memoria si costruisce attorno a un’assenza? Quando il ricordo prende forma attraverso racconti tramandati, immagini ricostruite e possibilità mai realizzate? Rossana La Verde affronta questi interrogativi nella sua mostra personale “Quando vuoi, giochiamo insieme”, che aprirà al pubblico l’11 giugno 2026 alle ore 18:00 presso Gallery Room (Via Pietro Calvi 2, Milano), proseguendo la sua ricerca che attraversa il rapporto tra infanzia, perdita e memoria.
La mostra nasce da una riflessione sulla perdita di un fratello mai conosciuto e sul tentativo di immaginarne continuamente una possibile esistenza. L’infanzia emerge come un territorio sospeso, in cui la memoria non si stabilizza ma resta esposta a continue riscritture. Le opere si muovono in questo spazio incerto, dove ciò che manca non viene colmato ma costantemente riattivato. Palloncini, candele, scivoli e dondoli si disseminano nello spazio espositivo, La Verde li modifica e li trasforma, sottraendoli alla loro funzione originaria. Ricoperti, sospesi o resi inaccessibili, gli oggetti si presentano avvolti da superfici morbide e bianche che ne impediscono l’uso. I giochi appaiono così bloccati in uno stato di attesa permanente, reliquie di un gesto impossibile, sospesi tra protezione e perdita. Nel lavoro dell’artista, l’assenza non si chiude mai in una forma definitiva, ma rimane aperta come condizione. Ogni opera trattiene un frammento di ciò che non è stato, mantenendo attiva più una tensione percettiva che una narrazione compiuta. Il linguaggio visivo si costruisce su un equilibrio tra cromie accese e improvvise rarefazioni fino al bianco. Colore, superficie e texture tessili orientano lo sguardo verso una dimensione tattile e instabile, mai del tutto definita. Altro elemento che attraversa la mostra è il respiro come presenza intermittente: ciò che si interrompe, ciò che ritorna, ciò che resta sospeso tra corpo e ricordo. In questa frattura si apre uno spazio liminale in cui il gioco, più che esperienza, diventa possibilità di relazione con ciò che manca in un dialogo aperto.
In questo contesto, La Verde richiama il concetto di ilinx descritto da Roger Caillois, giochi basati sulla vertigine e sulla temporanea perdita di equilibrio: dondolare, scivolare, abbandonare per un istante il controllo del corpo. Come nel gioco, anche nella nascita e nella morte si apre un momento in cui il respiro sembra interrompersi e il corpo entra in una condizione liminale. Restare nell’infanzia diventa allora un modo per continuare ad attendere, interrogare il silenzio e abitare il vuoto lasciato dall’assenza.